"In strada erano sempre di corsa, su Facebook stavano a parlare per ore. Perché «in» è tutto molto più tranquillo. Il mio ingresso l’ho fatto una sera di un paio di mesi fa, seguendo con attenzione le procedure. Ci sono entrato con la leggera apprensione che mi imperla le tempie ogni volta che mi avvicino a un oggetto con funzionamento appena più complesso della televisione. Di Facebook sapevo quasi tutto quel che c’era da sapere. Sapevo che si trattava di aprirsi una pagina personale, di scegliere una foto, di inserire qualche informazione su di me, la mia data di nascita, il mestiere, le mie passioni. Lo sapevo perché un’amica mi aveva fatto vedere la sua pagina. Quando l’avevo vista avevo capito che si trattava di aprirsi una specie di loculo, una tomba con la foto che guarda in faccia i passanti, che appunto passano e se hanno voglia lasciano dei bigliettini, cambiano l’acqua dei fiori. Appena ha saputo che ero entrato anche io, la mia amica era contenta e orgogliosa. Era contenta di esserne stata un po’ responsabile."

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"La “vetrinizzazione” dell’esistenza non ha risparmiato neanche gli scrittori italiani. Come se non bastasse la passerella dei festival letterari, dove un pubblico svagato in cerca di mondanità insegue la shilouette dello scrittore per strappare l’autografo come un tempo facevano solo gli scolari delle medie coi giocatori di calcio, adesso è arrivato Facebook, ed è tutta una ressa per chi mette chiappe e agenda in Rete, per fare amicizie e stringere alleanze. Il mese scorso il mio amico Franz mi ha mandato l’invito e sono finito su Facebook. Ci sono rimasto una cosa tipo un giorno e mezzo, il tempo di vedermi arrivare offerte d’amicizia da qualche scrittore che è davvero amico mio, qualcuno che conosco appena e amici di amici. Poi ho guardato un po’ in giro il livello delle comunicazioni e ho annullato il mio profilo. Non è che mi consideri meglio di nessuno, ma questo è veramente raschiatura dal barile del narcisismo d’accatto."
"Il museo delle cere. Le vetrine delle librerie mi attraggono irresistibilmente, mi ammaliano, mi ipnotizzano come un bambino dinanzi alle luci del Luna Park. Dalle copertine dei libri volti ammiccanti di soavi fanciulle incipriate invitano ad entrare. Ci sono tutte: la Parietti, la Guzzanti, la Littizzetto. Volti? Fanciulle? Ridestarsi dall’estasi porta a sconcertanti riflessioni. Cosa sono diventate le librerie un’appendice del varietà? Il museo delle cere? (o del cerone). Il trionfo dell’immagine? L’apoteosi del silicone? Facce da video, politici, soubrette, fotomodelle. La grafomania impera. Ricordo, qualche anno addietro, quando mi presentai, manoscritto in mano, da un critico letterario per sottoporre alla sua attenzione il mio primo romanzo. Dopo averlo letto, mi disse: “Lei ha talento, ma non basta. La letteratura è una cosa seria. Scrivere è mestiere, me-stie-re. Occorre studiare, approfondire, documentarsi, limare, rivedere, intervenire, ricucire. Se vuole diventare uno scrittore deve leggere, leggere e ancora leggere”. “E quando avrò finito di leggere?”. “Ricominci a leggere, leggere e ancora leggere”. E mi appioppò una lista di libri da leggere e ancora leggere, quasi fosse la ricetta del medico curante. “Si ripresenti tra un paio d’anni. Buongiorno”. “Buonanotte”. Mi chiedo se il consiglio sia ancora attuale. Forse avrei potuto risparmiarmi la fatica, sarebbe stato molto più comod"

L’UOMO MODERNO: PROTAGONISTA DEL “TEATRO DELL’ ASSURDO”

W. SHAKESPEARE
Essere o non essere…
È questo il problema?
Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli
imprecando e sudando
sotto il peso di una gravosa vita
se non fosse il timore di qualcosa,
dopo la morte
la terra desolata da cui nessun viaggiatore mai ha fatto ritorno -
confonde la volontà
e ci fa piuttosto sopportare i mali che abbiamo,
che non volare verso altri che non conosciamo?

SENECA
Nel dialogo «De tranquillitate animi» Seneca imposta un colloquio con l’amico Anneo Sereno che, avviatosi da poco sul cammino della sapienza, è alle  prese con ostacoli e difficoltà, non riuscendo a trovare uno stabile equilibrio interiore. Il filosofo procede ad una sorta di diagnosi del male che affligge l’amico. Ne deriva una descrizione psicologica assai acuta ( ed attualissima ) dello stato di disagio di chi è perennemente inquieto e scontento perché non sa dare un senso alla propria vita. Il tema del “tedium vitae”, della noia e del disgusto che affliggono chi vive un’esistenza che gli appare vuota di significato, era già stato svolto da Lucrezio nel libro III del De rerum natura. Nel De tranquillitate animi la descrizione del disagio esistenziale rinvia all’esperienza dello stesso Seneca e dei destinatari delle
sue opere. Viene così adombrata la condizione dei Romani contemporanei, appartenenti ai ceti socialmente ed economicamente più elevati: essi cercano nel lusso e in piaceri sempre nuovi un’appagamento che non riescono a
trovare; vivono immersi in un malessere esistenziale che talora li induce a desiderare la morte non perché soffrano, ma perché sono stanchi della monotona, insensata ripetitività della vita.

LE ESPRESSIONI DELL’IO ( ES; IO; SUPER-IO)
Secondo lo psicanalista Freud non tutto ciò che accade nella mente è trasparente alla coscienza. C’è una parte della psiche irrazionale di cui noi non ne siamo consapevoli: l’INCONSCIO. Questo èformato: ES, la sede delle tendenze irrazionali e delle pulsioni (Eros e Thanatos); IO, la sede della razionalitàche media tra realtà e pulsioni; SUPER-IO, la coscienza morale (ciò che è giusto e ciò che è sbagliato)

PIRANDELLO “CAOS DELLA FORMA” ,“CAOS DELLA VITA” & IL TEATRO  DELLE “MASCHERE NUDE”
Pirandello individua nella caduta dello antropocentrismo tolemaico, che considerava l’uomo e il mondo centri del centro, e nell’affermazione del pensiero copernicano, per il quale l’uomo e la terra sono entità minime e trascurabili di un universo infinito e inconoscibile, la nascita di quel malessere, tipico della modernità, che induce alla percezione della relatività di ogni cosa. L’arte umoristica vuole evidenziare il contrasto tra “PERSONAGGIO” e “PERSONA”. L’uomo ha bisogno di autoinganni: deve cioè credere che la vita abbia un senso. La FORMA blocca la spinta anarchica delle pulsioni vitali: essa cristallizza e paralizza la VITA.
 
SARTRE

SARTRE si interroga nel “L’ESSERE E IL NULLA” sulle strutture dell’essere (ESSERE IN SE’ e ESSERE PER SE’).
L’uomo, in quanto è coscienza e  dunque Essere in sé, è responsabile del mondo e di stesso in quanto maniera d’essere. Ma il solo fatto di esistere, è per Sartre “ASSURDO”, nel senso che l’uomo pur scegliendo il senso del suo essere, non sceglie tuttavia il suo essere stesso, ossia il fatto  di essere “gettato” nel mondo e di  esistere come libertà.

Adler, La dimensione sociale della vita psichica

Verità assoluta. La vita psichica umana non è in grado di svolgersi svincolata, ma si trova costantemente davanti a compiti che le vengono posti dal di fuori. Tutti questi compiti sono inscindibilmente legati alla logica della vita comune umana, che costituisce uno di quei capitali condizionamenti che agiscono ininterrottamente sul singolo individuo e che si lasciano dominare dal suo influsso solo fino a un certo punto. Se ora consideriamo che neppure i condizionamenti della vita comune umana possono essere da noi definitivamente compresi, perché sono troppi, che inoltre tali esigenze sottostanno a una certa variazione, ci diventa chiaro che difficilmente siamo in grado di chiarire completamente le oscurità di una vita psichica che ci sta davanti, difficoltà questa che diventa tanto piú grande quanto piú ci allontaniamo dalle nostre proprie relazioni.
Uno dei basilari dati di fatto, tuttavia, necessari per acquistare la conoscenza dell’uomo, è la necessità di tener conto di quelle immanenti regole di gioco proprie del gruppo, quali spontaneamente risultano su questo pianeta in seguito alla limitata organizzazione del corpo umano e delle sue prestazioni, come di una verità assoluta, alla quale noi solo lentamente ci possiamo avvicinare, per lo piú dopo aver superato sbagli e sbandamenti.
Una parte significativa di tali basilari dati di fatto è affermata nella concezione materialistica della storia, elaborata da Marx e Engels. Secondo tale dottrina è la base economica, la forma tecnica colla quale un popolo procura il sostentamento della propria vita, che condiziona la “sovrastruttura ideologica”, il pensiero e il comportamento umano. A tanto si spinge anche la nostra concezione dell’attiva “logica della vita umana comune”, della “verità assoluta”. Tuttavia la storia (innanzitutto la nostra concezione della vita singola, la nostra psicologia individuale) ci insegna che la vita psichica umana risponde con facili errori alle sollecitazioni della piattaforma economica, errori dai quali solo lentamente si svincola. La nostra via verso “la verità assoluta” passa attraverso numerosi sbagli.

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaA/ADLER_%20LA%20DIMENSIONE%20SOCIALE%20DEL.htm

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La più grande creatrice di malcomprensioni è la lingua dell’uomo. Non è ciò che noi diciamo che conta ma come e quando, le seguenti regole ci potranno aiutare a farne un uso migliore. Il tatto e la delicatezza non ci toglieranno mai la nostra dignità.

Misura le tue parole con il metro della cortesia, del sentimento e della gratitudine.
Meno cose diciamo e di meno dovremo pentirci. La natura sapeva ciò che faceva quando ci diede due orecchie e una lingua sola.
L’interesse, parlando, nasce se riusciamo a far sentire importante il nostro interlocutore. Ciò è possibile dicendo meno cose e chiedendone di più.
Una lingua incontrollata, anche una sola parola sbagliata, possono distruggere la felicità di una intera vita.
Per prevenire l’atteggiamento critico, sarcastico o ironico:
invita critiche e pareri, dai i meritati riconoscimenti.
riconosci subito i tuoi errori e non esitare mai a dire: “Mi dispiace”.
trova un accordo il più presto possibile, ogni momento di ritardo non farà che aggiungere legna al fuoco della discordia.
Per concludere ecco una serie di regole per una buona conversazione:
Guarda in faccia il tuo interlocutore.
Sii un buon ascoltatore.
Non interrompere.
Sii comprensivo.
Modula il tono di voce.
Evita sgradevoli riferimenti al passato.
Dai consigli solo quando ti sono richiesti.
Applaudi ciò che gradisci ed ignora ciò che non ti piace.
Custodisci le tue parole e le tue parole custodiranno te.
S. L. Katzoff

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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. (Hagakure)"

Help 2.0 (via hermansji)

"Da qui verso casa di Davide Bregola Parlare con gli altri per imparare qualcosa di sé Di Francesco Sasso [ Da qui verso casa di Davide Bregola. Kùmà, Lettere migranti, 2002, pagg.157, 11,00 euro] Un lettore. Un Libro."
Il tuo ultimo balletto “Legami” ha una storia che si lega a doppio filo con la tua vita… È la storia d’amore tra due matti: hanno entrambi la camicia di forza e quindi non usano le braccia. Succede che lui (il ballerino Americo Di Francesco, ndr) riesce a liberarsi e toglie il camice anche a me. Il fatto che mi scopre senza braccia innesca tutta una serie di meccanismi, realissimi quando nella vita quotidiana ci si confronta con la diversità. Fugge, ma poi ritorna e capisce che l’amore va oltre le apparenze, che stavamo bene anche prima di liberarci, soprattutto grazie a un suo ritratto che io dipingo sul palco. Amo questo balletto perché mi permette di mostrare al pubblico tutto quello che sono, una ballerina e una pittrice: una Simona completa, insomma”. (via INAIL - superabile magazine)

Il tuo ultimo balletto “Legami” ha una storia che si lega a doppio filo con la tua vita… È la storia d’amore tra due matti: hanno entrambi la camicia di forza e quindi non usano le braccia. Succede che lui (il ballerino Americo Di Francesco, ndr) riesce a liberarsi e toglie il camice anche a me. Il fatto che mi scopre senza braccia innesca tutta una serie di meccanismi, realissimi quando nella vita quotidiana ci si confronta con la diversità. Fugge, ma poi ritorna e capisce che l’amore va oltre le apparenze, che stavamo bene anche prima di liberarci, soprattutto grazie a un suo ritratto che io dipingo sul palco. Amo questo balletto perché mi permette di mostrare al pubblico tutto quello che sono, una ballerina e una pittrice: una Simona completa, insomma”. (via INAIL - superabile magazine)