"Il museo delle cere. Le vetrine delle librerie mi attraggono irresistibilmente, mi ammaliano, mi ipnotizzano come un bambino dinanzi alle luci del Luna Park. Dalle copertine dei libri volti ammiccanti di soavi fanciulle incipriate invitano ad entrare. Ci sono tutte: la Parietti, la Guzzanti, la Littizzetto. Volti? Fanciulle? Ridestarsi dall’estasi porta a sconcertanti riflessioni. Cosa sono diventate le librerie un’appendice del varietà? Il museo delle cere? (o del cerone). Il trionfo dell’immagine? L’apoteosi del silicone? Facce da video, politici, soubrette, fotomodelle. La grafomania impera. Ricordo, qualche anno addietro, quando mi presentai, manoscritto in mano, da un critico letterario per sottoporre alla sua attenzione il mio primo romanzo. Dopo averlo letto, mi disse: “Lei ha talento, ma non basta. La letteratura è una cosa seria. Scrivere è mestiere, me-stie-re. Occorre studiare, approfondire, documentarsi, limare, rivedere, intervenire, ricucire. Se vuole diventare uno scrittore deve leggere, leggere e ancora leggere”. “E quando avrò finito di leggere?”. “Ricominci a leggere, leggere e ancora leggere”. E mi appioppò una lista di libri da leggere e ancora leggere, quasi fosse la ricetta del medico curante. “Si ripresenti tra un paio d’anni. Buongiorno”. “Buonanotte”. Mi chiedo se il consiglio sia ancora attuale. Forse avrei potuto risparmiarmi la fatica, sarebbe stato molto più comod"